Capitolo 4.7 - 1970 - 1979 Opel Kadett B 1.1 4p lusso : Il 1976

Per recarmi all'I.T.I.S. e non arrivare in ritardo, dovevo giocare d'anticipo e cambiare due autobus. Uscivo di casa alle 7.00 per prendere in via S. Giovanni Bosco l'autobus n° 5 che partiva alle 7.07. L'autobus era un Saviem SC 10 un mezzo del 1972 come il resto della flotta di Saviem acquistati dall'allora Azienda dei Servizi Municipalizzati, ora Brescia Trasporti. Il Saviem era uno dei primi autobus automatici che ricordi di aver visto e come tutti i mezzi francesi era molto molleggiato. Il n° 5 passava, per andare in stazione, davanti alla Rocchi & Uberti, per cui il mio primo pensiero del mattino era uno sguardo alla vetrina Alfa Romeo per vedere se vi erano stati cambiamenti nell'allestimento o nuovi arrivi. In stazione poi prendevo il n° 3 proveniente da Chiesanuova. Il n° 3 era molto spesso sempre un Saviem, ma cominciavano anche a circolare alcuni Fiat, più austeri e seriosi come aspetto. Mi capitò di salire su uno di questi mezzi, che probabilmente era al suo primo turno di lavoro, con l'odore dei materiali di rivestimento non ancora attaccati dall'assalto degli Unni. Una domanda che mi feci ed una risposta che mi diedi, fu relativa alle vibrazioni, che già da nuovi avevano questi mezzi. Mi chiesi che genere di lavoro avevano fatto i collaudatori degli autobus, per poi rispondermi che probabilmente, lo standard richiesto era molto basso, bastava che funzionassero.... Partiti dalla stazione, allora il n° 5 al primo semaforo girava a destra in via Solferino. Ora non è più possibile in quanto via Solferino è a senso unico. Comunque, allora, appena girati a destra, avevo un'altra verifica da fare, due vetture che normalmente erano sempre parcheggiate a lato della strada. La prima era una Kadett B 4 porte lusso di colore argento. La vettura, del 1971 ma modello 1972, era caratterizzata oltre che dalla mascherina con le finiture nere, dai cerchi, borchie ed anelli cromati da 13” della Ascona A. Scoprii infatti che si trattava di una rara cambio automatico di proprietà di un ottico di nome Pollaccia. La Kadett, sebbene sempre all'aperto non presentava segni di ruggine e tutti i profili e le cromature erano in ottimo stato. L'altra vettura non mi interessava particolarmente, ma la memorizzai per la cattiva scelta, per me, del colore per una Beta berlina prima serie del 1973, il verde brillante. Arrivato in zona I.T.I.S avevo ancora altre due vetture che facevano parte del mio incontro mattutino. Una era una Alfetta 1,8 bianca, interno blue in panno la cui particolarità stava nel fatto che la mascherina anteriore mancava della cornice cromata del faro destro. L'altra vettura era la Rekord 2100 Diesel 4 porte lusso di proprietà od in uso del procuratore della filiale di Brescia del Saigarage, il Dr. Enrico Calvi, che abbiamo già menzionato in altre occasioni e che abitava proprio in zona.L'ultimo scampolo di libertà, prima di timbrare il cartellino era uno sguardo alle vetrine degli autoricambi della ditta Spalenza, un ricambista serio e competente, che per tanti anni è stato fonte di fornitura ricambi, fino agli inizi degli anni 2000. All'epoca in particolare in vetrina venivano promosse le protezioni metalliche delle coppe dell'olio, molto gettonate in particolare sulle Alfa Romeo e Mini Cooper. Prima ho fatto la battuta di timbrare il cartellino, come in una azienda. L' I.T.I.S, con 34 ore settimanali di scuola, si può dire che abbia lo stesso impegno del lavoro in fabbrica. Avevamo due rientri pomeridiani al lunedì ed al giovedì. Le prime volte ero andato in mensa, ma la qualità del cibo era talmente bassa che con alcuni ormai affiatati amici cercammo una soluzione diversa. Abbastanza vicino all'I.T.I.S vi era la pizzeria “Caminetto”, dove ogni tanto andavamo nel periodo estivo con i genitori, solo che tra andata, ritorno, tempi di attesa, il tempo tecnico che rimaneva per mangiare una pizza era di 10 minuti... Trovammo in alternativa un barrettino in zona S. Eustacchio. Eravamo in pratica a duecento metri dalla Iveco e nello stesso tempo dalla Innocenti S. Eustacchio chiamata Innse cilindri. Questa soluzione mi piacque anche perchè ai punti automobilistici di cui ho già detto, se ne andava ad aggiungere un altro. Infatti, prima dell'incrocio, un dipendente parcheggiava la sua Alfetta 1,8 grigio indaco con l'interno in velluto blue. Parlando di Innocenti, ma di quella BMC Leyland, vi è da dire che ad inizio 1976, mentre le fabbriche italiane manifestavano segni di ripresa nella produzione e nelle vendite, la Innocenti (di Lambrate) era in liquidazione. Non si trattava di problemi di natura automobilistica. Dopo 15 anni dalla sua apparizione, la “Mini” originale era ancora apprezzata, e il modello nuovo (la Mini 90 e 120 ), ancorchè non entusiasmante, avrebbe potuto trovare la sua clientela se la produzione si fosse adeguata alla richiesta italiana. Come sempre si confidava nella Fiat, anche se la soluzione si troverà in maniera diversa, con l'intervento di De Tomaso. Tornando ancora per un momento all'aspetto scuola – fabbrica, due materie del biennio avvaloravano maggiormente la mia tesi. Si trattava di Aggiustaggio e Officina Meccanica, materie per le quali indossavamo la famosa tuta blù ed avevamo il nostro armadietto di metallo. Il professor Spagnoli ci dava un parallelepipedo che a mezzo lima doveva essere levigato in modo che ogni lato di esso fosse perfettamente piano. La prova che non poteva essere fatta ad occhio veniva testata con un liquido oleoso nero chiamato minio. Bisognava far scorrere il pezzo sul minio e la facciata passata doveva uniformemente essere nera. Questa era la prova (un vero incubo ) che la levigatura era retta. Se non era tutto nero si doveva intervenire per perfezionare il pezzo. Quando infine il lavoro era corretto, lo si faceva visionare al professore che certificava il buon risultato. Ogni tanto capitava che qualcuno faceva il furbo, presentando il pezzo con il minio bello steso. Ma il professore non era mica nato ieri.. Se ne accorgeva e dava una martellata al pezzo e diceva al malcapitato : << E adesso sistemalo ! >>. Il professore Ferrari di officina meccanica era un personaggio. Da un lato sembrava un simpaticone, dall'altra era molto esigente, soprattutto, visto che si lavorava su torni, pretendeva , giustamente, attenzione in quello che si faceva e senso di responsabilità. Ai torni si lavorava in coppia e per fortuna mi abbinai ad un ragazzo della Valtrompia (patria delle lavorazioni al tornio e delle produzioni meccaniche in genere ), che mi aiutò molto e gliene sono ancora grato. Un dato allegorico è che i torni si chiamavano Castagna Fortuna. Sparsi la battuta che il signor Castagna aveva fatto Fortuna a vendere quei torni all'I.T.I.S. L'uscita da scuola al diurno presentava alcune variabili di rientro. La scuola aveva noleggiato due autobus che direttamente andavano in stazione. Erano principalmente dedicati a coloro che dovevano prendere le coincidenze di treno o pullman in stazione. Venivano letteralmente presi d'assalto e alcune volte tentai anch'io l'arrembaggio, tagliando i tempi di rientro, con 15 minuti di viaggio incubo, carichi di “umanità” a volte anche molto compressa. L'iter normale era quello di cercare di prendere l'autobus prima che passasse alla fermata vicina alla scuola, altrimenti tra le altre scuole e la nostra, poteva capitare di dover vedere passare due o tre autobus, prima di poter salire. Ogni tanto capitava che vedevo fuori la Kadett oro con mio papà, che magari era appena uscito da una visita a qualche medico dell'ospedale civile e così mi faceva una lieta sorpresa. Alcune volte fui invece ospite di un passaggio dal compagno di classe Pizzi. Pizzi abitava in via San Zeno, la via dove abitava mia mamma prima di sposarsi. Ed infatti lei conosceva il signor Pizzi. Quando capitava mi lasciavano all'angolo fra la via Corsica e la via Sostegno ove vi è la chiesa della Madonnina dei custù e da lì raggiungevo casa a piedi. Ma la cosa che non vi ho ancora detto è con che macchina facevo questo tragitto.. Sì, proprio lei: una Alfetta 1,6 1^ serie del 1975, bianco spino, interno texalfa cuoio. Era proprio un bel viaggare... Anche le domeniche cambiarono in questo periodo ancora chiamato di austerity, ma dove i buoni rapporti con i parenti permettevano incontri nelle case da una parte o dall'altra. Sottofondo di queste domeniche era la nuova trasmissione, inventata da Corrado: “Domenica In”. Così, tra una fetta di torta con uvetta sultanina e sambuca fatta da mia mamma ed un bicchiere di Carpenè Malvolti, si partecipava, più o meno distrattamente, a questo nuovo contenitore tv domenicale. La mattina invece, quando ci recavamo in chiesa in via dei Mille, avevo l'appuntamento con la visione di un'altra Alfetta 1,8, identica (forse anzi poteva essere quella poi immatricolata) a quella che avevo visto per la prima volta in esposizione dai F.lli Romano: grigio medio con l'interno in panno marroncino. Era sempre parcheggiata sul marciapiede, tenendo la vista del monumento di Garibaldi a cavallo. A metà gennaio venne presentata al pubblico la nuova Ford Taunus. Ritornai quindi all'Astra Motor a visionare la nuova proposta. La vettura esposta era marrone metallizzato con l' interno in vellutino beige. Si trattava della versione Ghia, la top di gamma caratterizzata da un proliferare di cromature, cerchi in lega di bella foggia e tetto in vinile nero come sulla progenitrice GXL. Anche qui era possibile avere il tetto apribile ed il cambio automatico, due optional che non erano disponibili sull'Alfetta. Forse perchè non era più ottenibile il flame orange e la gamma colori non mi esaltava molto (avrei dovuto rimanere sull'oro metallizzato), dopo aver valutato la opportunità decisi che sarei rimasto fedele all'Alfetta. Per la cronaca, il 23 gennaio Sandro Munari su Lancia Stratos vinceva per la seconda volta consecutiva il Rally di Montecarlo. In febbraio usciva la pubblicità ove la Simca 1307 – 1308, della quale abbiamo accennato nella scorsa puntata, era stata eletta auto dell'anno. Aveva vinto con 185 punti contro i 136 delle BMW 316-320. La Simca vinse in quanto, in un momento di austerity, seppe creare una vettura basata sulla trazione anteriore (più economica della trazione posteriore) e motore trasversale ed un rapporto dimensione, spazio della vettura, prezzo, molto competitivo. Dall'altra parte la BMW serie 3, rispetto alla precedente serie 2, seppe attrarre una nuova e maggiore clientela ed aprire la storia aduna serie che ancora oggi è un punto di riferimento nel panorama automobilistico internazionale. Nel contempo, i “costruttori di Modena” dicevano a bassa voce che “il peggio era ormai passato”. La crisi aveva colpito, ma queste aziende avevano saputo sostenere il peso e proseguire con rinnovato coraggio. L'unico caso diverso era quello della Maserati, che solo grazie al salvataggio Gepi-De Tomaso aveva potuto riprendere la sua attività. Enzo Ferrari intervistato sulla crisi e sulle prospettive aveva così commentato : << L'automobile, anche una gran turismo, è pur sempre uno strumento di libertà e la libertà non si può togliere a nessuno. Per questo sono ottimista>>. Comparvero le prime targhe nuove. Erano componibili su una o due righe, e la sigla della provincia era arancione. Appena potei mi recai da Rocchi & Uberti perchè il dilemma che mi prese fu su come si sarebbe presentata la Alfetta con le targhe nuove. Ebbi modo di vedere due vetture in preparazione: due clienti, infatti, avevano dato disposizioni diverse. Ci riflettei un attimo e poi mi resi conto che la nuova targa messa in lunghezza stava molto bene sull'Alfetta, forse per via che, per coincidenza, la dimensione della targa ben si armonizzava con lo spazio a disposizione e con la foggia e dimensione delle luci posteriori. Una vettura che invece perdeva tantissimo con le targhe lunghe era la Giulia sia berlina che GT, mentre sullo spider coda tronca non stava male. Sull'Alfasud ero diciamo possibilista. Ebbi anche l'occasione di vedere una Alfetta 1,6 blu olandese con la mascherina della 1,8. Naturalmente chiesi informazioni e mi dissero che era arrivata così..... Alla fine del 1975 vi erano stati segnali di ripresa del mercato dell'auto che bene facevano pensare per il 1976. In effetti, nelle concessionarie, si notava un certo movimento anche nel settore dell'usato, che dall'altra parte non presentava vetture interessanti per il mercato di allora (per noi collezionisti di oggi invece le occasioni non sarebbero mancate). I clienti dell'usato cercavano soprattutto modelli economici e di piccola cilindrata. Ma negli ultimi anni, a causa dell'austerity, questi erano i modelli più richiesti e più sfruttati fino all'osso. I modelli di cessata produzione, il cui deprezzamento un tempo subiva una certa flessione non appena ne terminava la vendita, subivano una svalutazione non molto superiore a quella di analoghi modelli usati, ma ancora costruiti. Novità nelle auto dei professori. Il professor Zini aveva cambiato la sua Simca 1000 passando alla versione 1100 in allestimento ES (il più venduto), di colore verde metallizzato. Verde metallizzata anche l'Alfasud L della professoressa di inglese Jacotti, Alfasud dotata anche dei suoi originali cerchi in lega mille righe. Sempre per la cronaca, il primo marzo ci fu la crisi monetaria: la Lira venne di fatto svalutata del 12%. Sarà per questo, sarà che i nostri governanti sono sempre stati assetati di soldi e guarda caso presi sempre dagli automobilisti, arrivò l'ennesima stangata. Dal 18 aprile la benzina super costava 400 lire al litro (siamo partiti con il nostro viaggio dal 1955-56 quando costava 152 lire), ma non solo. Anche l'imposta sul valore aggiunto, cioè l'IVA, era stata “ritoccata”, ovvero maggiorata. Per le automobili fino a 2000 cc di cilindrata, che rappresentavano più del 95% del mercato, l'aumento fu del 50%, passando cioè dal 12 al 18% del prezzo di listino. Invece per le “grosse” (lo stato italiano le considerava tali oltre i 2 litri di cilindrata) l'aumento dell' IVA fu del 16,6 %, passando dal 30 al 35%. Sarà stato forse per questa situazione che la Opel non lanciò in Italia una delle versioni più esclusive della Kadett C, la Cabriolet Aero che venne presentata al Salone di Ginevra. La carrozzeria era firmata da Baur di Stoccarda, montava il consueto motore 1200 da 60 cv che poteva essere abbinato sia al cambio manuale che automatico (ricordiamo che in Italia le 1200 erano solo cambio automatico) Fortunatamente qualche versione arriverà anche in Italia, sebbene tramite importazione parallela. Agli inizi di Aprile il professor Zini ci portò a visitare la chiesa di San Giovanni, in centro a Brescia, per ammirare alcuni dipinti del Romanino. Ci fu poi un dibattito in classe a cui sia io che il mio amico Remino partecipammo con passione. Il giorno dopo il professor Zini, durante l'intervallo, ci chiama da parte e ci espone il progetto di un dibattito sul Romanino al quale dovremmo partecipare con un intervento, portando il nostro giovanile pensiero sull'artista. Accettiamo. Ci fissa un incontro alla Grafo Edizioni con il Signor Roberto Montagnoli, fondatore della casa editrice, una persona stupenda e cordiale e che ci ha lasciati prematuramente il 25 dicembre 1992. Montagnoli ci spiegò che stavano per pubblicare un dibattito tenutosi al teatro Grande nel 1965 a contorno della grande rassegna dedicata al Romanino che era stata allestita all'epoca nel Duomo Vecchio. La recente morte di Pierpaolo Pasolini, che in quel dibattito era stato un' autentica rivelazione per la passione portata sul Romanino, aveva stimolato la Grafo a pubblicare questo dibattito, che dopo undici anni era ancora di attualità. Nostro compito era di dare un contributo sul tema : “Cosa può dire oggi Romanino all'inquieta sensibilità moderna ?”L'appuntamento era per il 13 aprile nella Sala dell'Aab (Associazione Artisti Bresciani ). Remino ed io ci preparammo pertanto al nostro intervento. Trovai molto utile un libro della Fabbri, della serie “I Maestri del colore”, sul Romanino, commentato dalla critica d'arte Elvira Cassa Salvi. Il 13 Aprile con un po' di emozione siamo nella sala dell' A.A.B. Montagnoli ci presenta Giovanni Testori (non dimenticherò mai la sua sciarpa rossa al collo ), il quale ci dice che farà unabrevissima introduzione e poi vuole che iniziamo noi con il nostro intervento e poi sviluppiamo l'incontro. Disse :<< Oggi facciamo un po' al rovescio, come sarebbe piaciuto al Romanino>>.  I nostri interventi furono applauditi ed il dibattito durò per oltre tre ore. Alla fine vennero a salutarci varie persone tra le quali una signora, della quale ricordo capelli ricci ed occhiali che mi disse: << Lei ha citato dei commenti di Elvira Cassa Salvi! >>. << E' vero.>> risposi << Sono Elvira Cassa Salvi. Non mi ha citata però>>. Pronta fu la mia replica: << Che piacere, ho talmente partecipato e assimilato quanto lei ha scritto che l'ho fatto mio per trasmetterlo agli altri. I miei più sinceri apprezzamenti>>. Ci salutammo e non ebbi più occasione di incontrarla. Giovedì 15 aprile cominciarono le vacanze di Pasqua. Nel pomeriggio presi la mia Jacques Anquetil e mi recai a S. Eufemia, ove da tempo volevo visitare una nuova concessionaria Alfa Romeo dalla struttura importante che si chiamava V.A.R.I.B. Credo che la traduzione fosse : Vendita Alfa Romeo Italia Brescia. La struttura era molto importante, direi ad occhio oltre 10.000 metri quadrati tra area coperta ed esterni. Nel primo capannone a destra vi era il reparto dell'usato (da dove iniziavo sempre ). Vi trovai una bella Alfetta 1800 del 1974, giallo piper con interno in panno blue. Aveva 73.000 Km e sembrava in buone condizioni. L'unico disappunto che trovavo all'epoca spesso nelle vetture usate erano i buchi lasciati dagli altoparlanti. Si, perchè all'epoca l'impianto radio era un accessorio che si trasferiva da un auto con l'altra ed anche gli altoparlanti venivano asportati lasciando delle falde aperte nelle portiere, di cattivo effetto. Nella parte retro si affacciava l' officina e lo stock delle vetture nuove, uno degli ambienti che più mi affascinava, in quanto vi erano sia le vetture approntate per la vendita, sia le vetture arrivate dalla fabbrica e non ancora preparate, che sebbene sporche, a volte lerce, lasciavano trasparire il fascino, il profumo della vettura nuova. Tra le vetture preparate, ma già con un velo di polvere, trovai una rara Alfetta 1,8 con aria condizionata. La vettura era di colore vinaccia con l' interno in texalfa beige. Sebbene pregiato l'impianto per l'epoca, l'interno della vettura non ci guadagnava in estetica dalla presenza delle bocchette dell'aria condizionata. Nel vano motore, a causa della presenza del compressore, la batteria era stata trasferita nel vano baule. Sarà stata l'aria condizionata, che era un supplemento di costo di 678.500 lire comprensivo di vetri atermici e lunotto termico azzurrato, sarà stato il colore, ma questa Alfetta rimase in stock per un bel pezzo. In officina vedo su un ponte una Alfetta bianca, interno in texalfa beige che pareva una 1,8 ma sul cofano portava la scritta 1,6. Chiesi immediatamente informazioni, pensando ad un errore di montaggio scritta dalla fabbrica. Scoprii così che stavano arrivando le nuove Alfetta unificate, in pratica si vede che si erano resi conto che le semplificazioni adottate per creare la 1,6 avevano impoverito l'immagine di un modello che poteva avere ben altro sviluppo. Inoltre unificare determinati ricambi, significava sicuramente una riduzione di costi, ed ecco che nasceva la versione matura dell'Alfetta. Venne anche modificata la profilatura dei sedili anteriori, per dare più spazio posteriormente, e le freccie anteriori divennero arancio. Il prezzo chiavi in mano in strada era di 5.237.000 lire per la nuova 1,6 e 5.800.000 lire per la 1,8. Altra novità fresca, la nuova Alfasud 5m. Si trattava della versione lusso dell'Alfasud alla quale era stato applicato il cambio a 5 marce come sulla TI. Per evidenziare questa modifica tutte le Alfasud erano ora caratterizzate da un logo adesivo applicato sui montanti posteriori. Lunedì di pasquetta, 19 aprile, eravamo stranamente a casa. A Lazzate saremmo poi andati il 25 aprile. Non ricordo come partì la cosa, ma quello che rammento è che nel primo pomeriggio mi ritrovai con il papà e la 500 nel piazzale del Supermercato Colmark (ora Simply) per la mia prima lezione di guida. Memore della esperienza fatta con l'Alfetta, cercai di dare maggiore gas alla partenza e nello stesso tempo alzare con gradualità la frizione (cosa dura con la 500). L'auto con qualche saltellone si mosse.. Che emozione! Entrai nella via Luigi Rizzo, che allora era praticamente una strada chiusa e riuscii ad inserire la seconda con una velata grattatina, poi la terza.. A questo punto la strada stava finendo e dovevo girarmi per tornare indietro. Scalai in seconda, con un'altra grattatina, girai il volante per effettuare la manovra di ritorno, frenai ma, non coordinando il pedale della frizione, la vettura con un sobbalzo si fermò a 50 centimetri dalla saracinesca del negozio. Papà commentò : << Penso che sarà meglio che tu vada all'autoscuola>>. <<Fammi riprovare ..>>, replicai Così feci ed ecco il commento che scrissi quella sera :”Risultato: buono, devo andare un po' più piano dato che sono principiante e poi devo imparare a tenere la strada ed a guardare nello specchietto retrovisore”. Il dado era tratto... Davanti a casa nostra erano iniziati i lavori di sgombero della cascina confinante con la Delta – Besenzoni. I proprietari avevano venduto il terreno e sarebbero sorti un edificio commerciale e più in là un altro condominio. Cito questo evento in quanto il direttore dei lavori aveva una Alfetta 1,8 giallo piper con l' interno in texalfa nero. Maggio allora era veramente primavera inoltrata, cominciava già a far caldo, tanto che sul balcone erano state messe le tende ed era piacevole la sera stendersi sulla sedia a sdraio a sentire, tra il rumore del traffico, anche gli stormi di rondini che voleggiavano con il loro cinguettio. Anche quella sera del 6 maggio, dopo la fine del telegiornale delle 20, papà si era messo sulla sdraio. Alle 21.07 esclamò: << Ma cosa succede ?>>. Mia mamma accorse pensando che il papà avesse un malore.. In realtà era terremoto, lo storico terremoto del Friuli una serie di scosse del decimo grado della scala Mercalli con epicentro a Monte S. Simeone e che distrusseGemona,Tarceto,Tricesimo,Venzone,Colloredo di Monte Albano, Buja, Tolmezzo, Bordano e buona parte dell' Alto Friuli. Ci saranno 965 morti, 3000 feriti e 45.000 senza tetto. Avevo dimenticato di dirvi che nella nuova configurazione scolastica ero stato eletto non solo capoclasse, ma, a seguito dei decreti delegati che prevedevano anche la partecipazione degli studenti nei consigli di classe, ero stato eletto insieme all'amico Remino come rappresentante. Questa responsabilità, comprendeva anche la gestione delle assemblee di classe e la organizzazione delle gite scolastiche. Si può dire che furono le mie prime esperienze per la organizzazione in futuro di raduni di auto d'epoca. Per quel primo anno proposi la visita a Milano al Museo della scienza e della tecnica, che mi sembrava il genere di museo più vicino ai nostri studi. In realtà il mio sogno sarebbe stato quello di andare ad Arese a visitare l'Alfa Romeo, ma trovai degli ostacoli allora non superabili. Organizzai così il pullman noleggiato all'azienda Arici con l'autista che già conoscevo, già utilizzato con la Chiesa per alcune visite alle Valli Valdesi e portai, seguendo la guida del Touring Club Italiano, la mia classe in visita a Milano. Andammo anche a vedere il Cenacolo di Leonardo da Vinci ed il Castello Sforzesco. Al Castello stavano realizzando un servizio fotografico con delle modelle ed una stupenda Rolls Royce Silver Shadow, che riuscii a fotografare. Per chiudere la giornata, prima del ritorno, portai il gruppo a visitare la Certosa di Garegnano, un monastero situato alla periferia nord-ovest di Milano, un tempo in aperta campagna. Fondato nel 1349 da Giovanni Visconti, vescovo della città, ebbe l'onore, nel xiv secolo, di ospitare Francesco Petrarca. Entrati nella Certosa il professore di
educazione fisica che ci aveva accompagnato insieme al professor Spagnoli di aggiustaggio, disse : << Qui è stato commesso un omicidio!>> . Pensavo si riferisse a qualche fatto di cronaca del quale non ero al corrente. Chiesi di illuminarmi in merito. Rispose : << Non vedi che è pieno di fiori ? Hanno appena celebrato un matrimonio. Un omicidio appunto!>>. Mi è sempre rimasta impressa questa sortita del professore. A fine maggio la Lancia terminò la produzione della Fulvia coupè. Una grave perdita per noi appassionati. La Fulvia, in tutte le versioni, fu in quel momento, il modello che era stato prodotto nel maggior numero di esemplari 353.882, dei quali 161.832 coupè e 192.050 berline, la cui produzione era cessata nell'autunno del 1972. Il 25 giugno la Corte Costituzionale dichiarava legittime le trasmissioni radiotelevisive a copertura locale di reti private. E' il via libero alla nascita di tante radio e televisioni private e che mi vedranno partecipe di questo mondo. Nel contempo, il 25 – 26 giugno del 1976 ci recammo a Maccagno (VA), sul Lago Maggiore in quanto mio fratello Raffaele, che da alcuni anni stava studiando chitarra classica si era iscritto alla X^ Rassegna Internazionale “Carmen Lenzi Mozzani” di chitarra classica. Arrivammo nella piazza del piccolo borgo e non avendo prenotato ci recammo al prospicente Albergo della Torre Imperiale, un antico punto di riferimento che era sorto nell'edificio della antica Zecca e casa dei Borromeo. Ci ricevette il titolare Gustavo che noi ragazzi subito ribattezzammo “bretelloni”, per via delle spesse bretelle a vista che l'uomo portava. Alla corretta richiesta dei miei di sapere che tariffa ci avrebbe praticato, Gustavo rispose :<< Un prezzo da amici !>>. Ci fidammo anche perchè il centro del concorso era lì a due passi e sarebbe statosciocco andare in giro per valutare altre soluzioni. Per pranzo, al vicino ristorante all'aperto, era tutto pieno tranne un tavolo.. strano. Chiedemmo se era libero, ci dissero di sì e noi ci sedemmo. Mio fratello ci fece notare il motivo, forse, per il quale il tavolo era libero. Era il numero 13. Qualcuno si sarebbe alzato, ma noi rimanemmo, mangiammo bene ed alla fine se consideriamo che il concorso andò molto bene e Raffaele vinse il secondo premio, ben venga il 13... Ci sono cose che sono coincidenze, ma forse non lo sono, minacciate sfortune che invece sono propizie. Tutto questo per dire che siamo noi gli artefici del nostro futuro e che i numeri non vogliono dire nulla. Il 30 giugno feci un confronto di prezzi per l'Alfetta 1,8 presso le due concessionarie Rocchi & Uberti e Romano. Solo a livello di listino vi erano 100.000 lire di differenza. Considerando che lunotto termico azzurrato, appoggiatesta regolabili e cristalli atermici erano optional obbligatori, aggiungendo ruote in lega e finizione metallizzata il prezzo chiavi in mano in strada era di 6.566.936 lire da Romano e 6684936 da Rocchi & Uberti Il 10 luglio, a Seveso una nube tossica creò vittime e rese inagibile per anni una vasta area attorno all'industria ICMESA. Chiamammo subito Lazzate che dista solo 7 Km da Seveso. Da loro tutto bene anche se vi era un po' di paura. Rammento che per un po' di tempo, quando si andava a Lazzate, nei pressi di Seveso si chiudevano bene i vetri e si cercava per sicurezza di bloccare l'accesso all'aria esterna in automobile. Nel mese di luglio del 1976 lo zio Gianfranco, che per brevità abbiamo sempre chiamato Franco (fratello di mia mamma), aveva trascorso le vacanze con la zia Francesca e i due piccoli figli, Enrico di 4 anni e Marco di 2 anni, all'Aprica, nel monolocale che aveva acquistato la Maria, sorella dello zio Luciano e cognata quindi della zia Franca (sorella di mia mamma). Lo zio Luciano ricorderete è quello che aveva preso a dicembre l'Alfasud L. La zia Franca ci propose di dare il cambio allo zio Franco e di fermarci un paio di settimane fino al 15 agosto. Sarebbero rimasti con noi, per quelle due settimane i miei cugini Alberto e Raffaella. Alcuni giorni prima della partenza, come al solito mi feci lasciare dal papà la Kadett, che ormai gestivo dentro e fuori dal garage in indipendenza. Annotai il 28 luglio i chilometri che erano 133.400. Avevo fatto un buon lavoro di pulizia ed avevo utilizzato quell'anno il polish della Johnson Wax. Cominciai anche a pensare che si stava avvicinando il settimo anno per la Kadett e se ci pensate, la 1100 103 del 1956 era stata cambiata nel 1963, la 1100D nel 1970 e la Kadett ? Mi venne così la curiosità di farmi fare un preventivo per una eventuale permuta. Non era pensabile pensare ad una Alfetta, non solo per i costi di gestione (bollo ed assicurazione), ma anche solo per i consumi, che non erano certo a livello della Kadett. Pensai invece piuttosto alla Ford Taunus, che in quel momento era la vettura al secondo posto nelle mie preferenze. Certo non avrei puntato sulla Ghia 1600, ma una sana 1300 GL con qualche accessorio a personalizzarla, poteva andare bene. Nacque così come una cosa naturale la predisposizione di un preventivo, ove il Concessionario avrebbe solo dovuto indicare le cifre e fare un totale. In effetti questa era una grande idea per l'epoca. Nelle Concessionarie non vi erano ancora i computer sulle scrivanie, ma nello stesso tempo nessuna Concessionaria aveva dei moduli di preventivo che potessero portare tale nome. Fino ad allora i preventivi ricevuti erano stati fatti su dei foglietti non meglio identificati di che tipo di carta fosse, o nella migliore ipotesi con un prezzo sul depliant. Con questa mia intuizione, cambiai radicalmente il modo di presentarmi ai Concessionari; primo, perchè dimostravo di sapere cosa volevo, secondo perchè era un approccio di tipo professionale, che presupponeva una risposta di pari livello. La descrizione della vettura come la volevo era la seguente: Ford Taunus 1300 GL 4 porte, colore gold, interno panno nero. Optional: Appoggiatesta anteriori,met, tetto in vinile, cristalli atermici azzurrati, lunotto termico, cinture di sicurezza. Il Signor Rognini, storico venditore della concessionaria che penso fosse ormai diventato capovendita, apprezzò il mio preventivo e l'allestimento progettato. Il totale di spesa era di 4.865.140 lire iva compresa. In merito alla valutazione della Opel Kadett che descrissi con dovizia di dettagli, mi disse che salvo vista, poteva valere come una Ford Escort sempre del 1970, quindi 600-650.000 lire. Lo ringraziai e tolsi il disturbo anticipandogli che sarei passato ancora a trovarlo. Mi rispose che potevo passare quando volevo e che per qualsiasi cosa di chiamarlo. Non ne parlai con il papà del preventivo fatto. Al momento questo sarebbe stata la base per future riflessioni. Quello che era invece importante era la metodologia intrapresa per poter valutare le scelte da fare. Il 31 luglio quindi, noi con la Kadett e lo zio Luciano and family con l'Alfasud, partimmo per l'Aprica. Quando arrivammo lo zio Franco stava già caricando la 128 Rally, che per poter caricare tutto era stata munita del portapacchi classico (le bare di oggi avevano ancora da venire). Qui successe un altro di quegli aneddoti che sovente capita di ricordare. La zia Franca e lo zio Luciano erano venuti solo per accompagnare i miei cugini, in quanto nella Kadett in sei, bagagli a parte, non avremmo potuto stare. Inoltre caricarono sull' Alfasud un po' di cose dello zio Franco, perchè avevano fatto alcuni acquisti e tutto sul 128 non ci stava. Pertanto ultimate le operazioni di carico erano pronti per i saluti e la partenza. La Zia Franca disse :<< Vado un momento in bagno >> Ora, vi prego di fare uno sforzo di fantasia e di sincronismo... Mia zia entra in bagno, chiude la porta e dopo pochi secondi si sente l'esplosione di una mina di montagna all'esterno . Lo zio Franco colse subito l'occasione per un commento : << Ma Franca ! Cosa hai mangiato, polvere da sparo ?>> Il primo di agosto dal telegiornale apprendemmo che al Nurburgring, Niki Lauda, lo Schumacher degli anni 70 era rimasto ferito in un grave incidente stradale durante il Gran Premio di Germania. Passammo quindici bei giorni, cercando di usare poco l'auto e piuttosto approfittare di alcune gite proposte dalla Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo. Gustai così per la prima volta i Pizzoccheri. Dato che l' Aprica non è Brescia, capitava sovente di incrociare, mentre si era a passeggio, le stesse auto. Tra queste vi era una Ascona B 12 lusso verde metallizzato e una Alfetta 1,6 unificata blu olandese, interno in panno beige, cerchi in lega mille righe. Il proprietario usava sovente la doppietta nel guidare l'Alfetta non solo in scalata ma anche in salita. La Kadett avendo avuto la sua bella
lucidata prima di partire e essendoci il garage all'Aprica era rimasta protetta. Ogni tanto andavo ad accenderla e mentre si scaldava la spolveravo. Poi inserivo la prima e la tiravo fuori dal garage, poi la retromarcia e la rimettevo al suo posto. Ora sembra niente, ma per un ragazzino alle prime esperienze era un momento importante. Naturalmente ci eravamo portati con noi il mitico registratore Castelli con il quale ascoltavamo le nostre registrazioni di “Musica nella Sera”. Inoltre in quel periodo alla sera su Radio 3 trasmettevano da Salisburgo il festival musicale e nel collegamento ci rimase nella memoria la presentazione dello spiker che diceva :<< ….......Salisbury nineteenseventysix>> Rientrato dall'Aprica, in un pomeriggio libero mi recai alla R.A.U. (concessionaria Lancia) per una visita di cortesia. Non mi servivano informazioni particolari o depliant, volevo curiosare l'usato. Vi erano, una davanti all'altra, due vetture che a distanza di tempo ho scolpite nella mente. Una era una Citroen DS 23 iniezione Pallas semiautomatica, identica all'ultimo esemplare che era uscito dalle catene di montaggio, blue delta metallizzato con interno in velluto blue. La vettura era un fine '74 - inizio '75, 38.000 Km. Era uno spettacolo. Prezzo 3.500.000 , come l'Alfetta del 1974 che avevo visto alla V.A.R.I.B. L'altra era una Alfa Romeo Giulia 1600 Ti 2^ serie del 1966, quella per intenderci con freni a disco e cambio a cloche. Colore celeste indicava allo strumento 32.000 Km. In considerazione dell'età potevano essere 132.000. Comunque sia, che fosse stata tenuta bene o preparata bene erano due auto da ricordare.... Il 9 settembre dal telegiornale apprendevamo della morte di Mao Tse Tung, il leader della Cina moderna. Il 10 settembre partimmo per Ancona, in quanto Raffaele si era iscritto al V° Festival Nazionale di chitarra. La sede del concorso era vicino al porto e trovammo alloggio in un albergo che effettuava solo il servizio camere. Tra l'albergo e la sede vi era un commerciante d'auto che, tra le auto che usava e che ricoverava la sera, aveva una Alfetta 1,8 blue olandese con l'interno in panno blue. Anche ad Ancona non può mancare l'aneddoto. Era sabato 11 settembre sera . I miei erano già in camera. Io e mio fratello eravamo usciti perchè volevo andare a rivedere quella Alfetta 1,8 in vetrina. Nel rientrare, aspettando l'ascensore già in arrivo, si spalanca davanti a noi una visione che sembrava avesse scritto : “comprami, sono in vendita” Si trattava di una moracciona, trucco da battaglia, lustrini, scollatura da capogiro. Restai un attimo senza parola poi, dopo che mi era passata davanti immergendomi in una scia di profumo, le dissi : << Buon lavoro!>> Si fermò, si voltò, mi sorrise e rispose : <<Grazie>>. Al di là di tutto voglio sperare che non fosse un moraccione...... Il 1° ottobre entravo in seconda superiore. L' 8 ottobre gli italiani vengono nuovamente colpiti da nuovi provvedimenti di austerità con relativi aumenti di tasse. Motivo primo, dare un contributo per i terremotati del Friuli. Il nostro Virgilio (Gianni Mazzocchi) così commentò: << Certo i terremotati, così duramente provati, hanno pieno diritto alla nostra fraterna assistenza, ma nell'attuale inconsistenza economica dello Stato italiano il fatto che il primo onere di un soccorso effettivo ricada sugli automobilisti deve essere ed è per noi motivo di orgoglio. Alcuni giornali, malignamente, hanno insinuato che a imporre il nuovo onere agli automobilisti sia stato l'on. Carlo Donat Cattin, ministro dell'industria, per sfogare forse una sua antica “riconoscenza” verso la Fiat. Può darsi; noi crediamo invece siano stati i politici che, ignorando il latino, dopo aver imposto l'”una tantum” nel 1974, non sapendo, per semplice ignoranza, che “una tantum” significa “una sola volta”, hanno pensato ( e la RAI-TV lo ha confermato) che “una tantum” significhi una volta ogni tanto. Le vie del Signore sono infinite, ed ecco vedete, come anche l'ignoranza dei politici possa servire ad aiutare i bisognosi senza tirare in ballo la fraternità e la carità cristiana, virtù oggi del tutto contestate e superate dall'attuale “socialità”. Amici automobilisti, voi, pur essendo 20 milioni (oggi siamo oltre 36), siete disuniti e non avete una vostra voce nè forza politica! “Corveable à merci”, si diceva nel 700. Nessun politico vi ama nè vi protegge. State dunque zitti e buoni e pagate subito; questa volta però con orgoglio.>> Il 2 novembre Jimmy Carter ottenne il 51% dei voti e divenne il nuovo presidente degli Stati Uniti. Il 1° dicembre la Fiat annunciò che la Libia del colonnello Gheddafi entrava nel capitale della casa torinese investendo 415 milioni di dollari Il 16 dicembre fu un'altra giornata tragica per la nostra città di Brescia. Una bomba venne fatta esplodere in Piazzale Arnaldo causando un morto e otto feriti. Naturalmente a scuola si aprirono subito assemblee studentesche sciopero e cortei contro questo ennesimo attentato. In conclusione d'anno si poteva ancora dire che l'interesse per l'automobile, nonostante tutte le mazzate, era ancora immutato. Erano mutate invece le condizioni per l'acquisto e l'uso dell'automobile. La benzina super era arrivata a 500 lire al litro, vi era la nuova “una tantum” a favore dei terremotati, non avendo un diesel italiano era stato creato il superbollo per i diesel, i listini ogni tre mesi aumentavano. Eppure vi erano segnali contrastanti, vendite in calo rispetto al 1975, ma situazioni di produzione non confacenti con la richiesta, vedi Alfasud, ove la produzione era inferiore alla domanda...... La situazione sarebbe migliorata nel 1977 ? Ed un ragazzo di 15 anni come poteva star dietro all'aumento dei prezzi e pensare (se non nei sogni) di potersi comprare l'auto desiderata dopo l'ottenimento della patente ?

CONTINUA ....

Carlo Carugati

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