Capitolo 4.3 - 1970 - 1979 Opel Kadett B 1.1 4p lusso : Il 1972

Credo si possa convenire con me che per un appassionato di automobili, per di più ancora bambino, trovarsi a vedere dall'alto, in buona posizione, la vista di una nuova Concessionaria Alfa Romeo era sicuramente motivo di grande attrazione.. Ebbene si, l' edificio che avevo visto in costruzione era la nuova sede della allora concessionaria Rocchi & Uberti. La storia di questa Concessionaria prende avvio nel 1967 dalla unione societaria di due giovani imprenditori : Il Dr. Emilio Rocchi laureato in economia e commercio e dell'allora Geometra Sandro Uberti proveniente da una famiglia già impegnata nel settore del commercio di pneumatici. L'occasione viene dalla esigenza dell'Alfa Romeo di aprire una seconda Concessionaria a Brescia per aumentare la penetrazione del marchio nella zona sud della città. Per tutte le case costruttrici la zona di Brescia è sempre stata divisa come linea nord e sud dalla ferrovia. L'ideale pertanto sarebbe stato di poter avere una Concessionaria a sud della Ferrovia. Ma i tempi stringevano e il Dr. Giuseppe Luraghi, allora presidente dell'Alfa Romeo, voleva aumentare le vendite a Brescia e si accettò così la soluzione, vista come provvisoria di aprire la nuova Concessionaria Alfa Romeo con il nome di Rocchi & Uberti in via Togni, dieci metri a nord della ferrovia. Due belle vetrine, dirimpetto alla stazione degli autobus di linea che servivano i collegamenti tra la città e la provincia, e tramite ad uno scivolo si accedeva al deposito con officina e magazzino. Ad avviare le vendite un giovane trentenne Pierino Franzoni che venne caldamente invitato dai due imprenditori a passare dalla storica concessionaria Alfa Romeo dei fratelli Romano (ne parleremo più avanti) a portare la sua esperienza e la sua clientela alla nuova concessionaria. Come si diceva, questa sede era già stata inquadrata come provvisoria pertanto il Dottor Rocchi si diede da fare per trovare una soluzione confacente alle richieste di Alfa Romeo ed alle prospettive di sviluppo dell'azienda. La soluzione si presentò quando venne messa in vendita l'area dell'ex stabilimento Brivio , una famosa azienda produttrice di mozzi per biciclette, detentrice di vari Brevetti depositati fino agli inizi degli anni 50 e che era ormai chiusa da anni. Su questa area l'architetto Ugo Dabben disegnò il progetto che venne poi realizzato dall'architetto Pisa cognato del geometra Uberti. Quest'area, appunto di fronte alla scuola elementare Crispi, era proprio a centro metri a sud della ferrovia, venne costruita proprio per le esigenze di una concessionaria Alfa Romeo degli anni settanta e venne elogiata da Alfa Romeo per l' impegno profuso e per le tempistiche di realizzazione che furono senza incertezze o ritardi. Il trasloco, come si conviene in queste situazioni, si ebbe nell'estate del 1971 e l'apertura al pubblico in settembre, così che quella mattina del 1° ottobre 1971 ebbi il piacere di vedere il prodotto finito. Rammento che nel cortile destro parcheggiate a lisca di pesce, vi erano una fila di vetture usate. In prima fila vi era quella che per me al momento era una Fiat 1600 coupè, bianca in discrete condizioni. Quando un pomeriggio passai davanti alla Rocchi & Uberti la vettura mi rimase impressa per ben due motivi: Il primo era perchè aveva uno stemma che al momento non conoscevo bene “Osca” (motore prodotto dai fratelli Maserati), il secondo, che era più giovane di targa (la vettura era stata ritargata) di 8 numeri rispetto alla 500 dello zio Franco. Questa Osca 1600 coupè rimase lì invenduta per parecchio tempo. Nella seconda metà degli anni 80 la rivedrò in condizioni di semi abbandono nel cortile di una villetta del quartiere e negli anni 90 la trovai dal mio carrozziere appena portata da un mio grandissimo amico che l'aveva appena acquistata da una officina e la portava per effettuarne un restauro integrale. Il mondo è davvero piccolo alle volte.... Ancora un piccolo appunto relativo al 1971. Lo zio Franco e la zia Francesca decisero verso la fine del 1971 di cambiare la 500 per una più confortevole 128 4 porte. Si recarono alla concessionaria “Bertolotti” in Viale Venezia, quella dove il papà aveva comprato il 1° 1100 usato. Il venditore, che lo zio Franco già conosceva si chiamava Pinelli, gli disse che ci sarebbero voluti circa 4 mesi per avere il 128 e che era inutile parlare di colore, gli avrebbero proposto le varie possibilità in arrivo.... Ed eccoci nel 1972 . La situazione nel settore auto era la seguente:
La benzina costava 152 lire delle quali 118,62 per oneri fiscali. Da tempo di parlava di una nuova imposta che avrebbe dovuto sostituire l' I.G.E. (imposta generale sulle entrate che era del 4%) con una nuova tassa che sarebbe ricaduta sui prodotti in maniera differenziata: l' I.V.A (imposta sul valore aggiunta. Sarà del 12% fino a 2000 cc e 18% oltre 2000 cc).Questa nuova tassa si ventilava che sarebbe partita a luglio 1972. In realtà partirà a gennaio 1973, ma ciò bastò in una situazione ove il mercato era ancora in espansione per far anticipare gli acquisti agli italiani. Se aggiungiamo poi il problema degli scioperi degli operai metalmeccanici con addirittura boicottaggi alle linee produttive, nelle fabbriche italiane,
per rivendicare il rinnovo del contratto, vi è da avere sentore di quella che era la situazione che se messa a paragone di quella odierna è assolutamente paradossale.... In anni in cui cominciavano a farsi largo le immatricolazioni di vetture estere (saranno 400.000 le vetture straniere immatricolate a fine 1972), i marchi italiani da Autobianchi ad Alfa Romeo, da Fiat a Lancia non riuscivano ad avere tempi ridotti di consegna. Il 15 febbraio, S. Faustino, nevicava. Si dice infatti che S. Faustino e Giovita patroni della città di Brescia siano gli ultimi mercanti di neve e questo confermò la regola. Per la prima ed unica volta nella storia, Raffaele ed io, andammo a visitare la fiera con lo zio Franco e la zia Francesca. Grazie alle ridotte dimensioni della 500 trovammo allora un pertugio in pieno centro, in via Dante a 100 metri da uno degli accessi alla fiera. Non rammento per quale perfido meccanismo, ma fu l'unica volta in vita mia che invece di tornare a casa con un modellino in scala 1/43, tornammo a casa con due pistole cromate con il calcio della pistola rosso e scatola di cartucce. Fu l' unico periodo che ricordo nella mia esistenza che passai al buio dietro il fianco del letto a fare bang bang con scintille e fumo di bruciato nell'aria... Che strane cose che si fanno nella vita.... Nella consueta giornata a Lazzate per il lunedì di Pasquetta, trovai una interessante sorpresa. Mia cugina Reginelda “si era fatta l'auto”: una stupenda Fulvia Montecarlo rossa e nera. Questa versione era stata presentata dalla Lancia al Salone di Ginevra ed usciva in versione 1300, un ritorno allo spirito della sportiva “HF 1200-1300” nata nel 1966. Sull'onda del successo di Munari a Montecarlo la Lancia fece un mix tra la scocca della 1,3 S, i sedili della 1600 HF e la meccanica della 1300 da 103 Cv. Era una delle prime che usciva e che vedevo e mi intrigò molto con questi fendinebbia Carello, lo specchietto retrovisore sul parafango ed i due cofani neri. Naturalmente non mi feci scappare l' invito ad un giro nei dintorni con la fiammante Montecarlo e rammento che fu anche la prima volta che vidi una donna mettersi i guanti traforati da gentlewoman driver. A Maggio ci fu il lancio dell'Alfetta, che mi gustai dalle finestre della scuola. Vi era molta gente a vedere e provare questa nuova vettura che diventerà un punto di riferimento nel panorama delle berline sportive degli anni 70. La vettura aziendale dimostrativa era di colore grigio indaco con l' interno in velluto blue. Naturalmente il piazzale era pieno di Giulia soprattutto di clienti che venivano ad approfondire la conoscenza di una vettura che entrerà subito nel cuore degli alfisti. Rammento che la vettura andava e veniva con vari clienti che salivano per provarla. L' Alfetta si distingueva per il cambio montato posteriormente che permetteva una ripartizione 50 – 50 dei pesi tra retrotreno e avantreno. Il vantaggio era che lo sterzo (non servoassistito) risultava in proporzione più leggero migliorando la manovrabilità della vettura. La caratteristica enunciata mi veniva confermata dalla guida disinvolta del collaudatore che girava il volante con una mano come se avesse avuto il servosterzo. L' Alfasud arriverà invece 2 mesi più tardi. Fu una di quelle vetture che molti clienti acquistarono al buio, nella maggioranza clienti che si avvicinavano all'Alfa Romeo per la prima volta attratti oltre che dalla nuova linea dal fatto che un'Alfa Romeo 1200 di cilindrata a 1.420.000 lire non si era mai vista. L' Alfasud è la prima tre volumi (bagagliaio separato dall' abitacolo) con la linea di una due volumi e che aprirà la strada ad altre vetture della concorrenza, come la Citroen GS prima e la CX poi, la VW Golf, la Kadett D e la Lancia Delta. L' Alfasud è anche la prima trazione anteriore Alfa Romeo e con una opportuna spia azzurra che rimaneva accesa finchè l'acqua del motore non era in temperatura. E la 128 dello zio Franco sarà arrivata ? A fine marzo non vi era ancora notizia per un 128 4 porte di qualsiasi colore. Pinelli disse allo zio che vi era la possibilità di avere prima la 128 Rally. Un po' quello che volevano proporre a noi nel 1970 con la Kadett 4 porte lusso. Se volevamo erano disponibili la Ls o la Coupè. In considerazione che lo zio Franco era un 27 enne appena sposato si fece tentare dalla consegna anticipata e confermò per la Rally. Peccato che ci vollero altri 3 mesi prima che arrivasse di colore Rosso corsa con l' interno in sky nero e targata con targa BS 37... Dopo gli esami (che allora si facevano) di 5^ elementare, mi apprestai a farmi acquistare la mia 4^ bicicletta, anche perchè ormai la prima di colore blùe era piccola per Raffaele a cui passai la sahara gold presa nel 1970. In quegli anni nacque la moda delle biciclette da Cross o salta fossi. Quella che mi aveva però colpito era una versione vista in centro prodotta dalla Giordano. La particolarità di questa bicicletta era il cambio dei rapporti che era con una leva tipo cambio di automobile posizionata sulla canna della bicicletta. Ma il colpo di fulmine scattò nel passare da un negozio, che allora esisteva, in un piccolo corso di fianco a piazza Loggia (la piazza del municipio di Brescia che purtroppo tutti ricordano per la famosa bomba del 28 maggio 1974). Questo negozio si chiamava Cicli Pasini. In uno spazio ristretto di due vetrine, il signor Pasini esponeva le sue biciclette tutte ben presentate da un cartello descrittivo con caratteristiche e prezzo. E lei era là una bici da Cross giallo limone con il sellino con il poggiatesta alto tipo chopper, paraurti cromati e sulla doppia canna centrale una magnifica leva del cambio per i tre rapporti. Il tutto per 34.500 lire. Papà disse: “Come facciamo a portarla a casa ?” . Risposi: “Non so voi ma io anche portandola a mano, ma a casa torno con la bici !” Si decise allora che la mamma sarebbe tornata con la 500 a casa con Raffaele e mio papà ed io saremmo tornati con la bici. La Bici da Cross, come subito fu codificata era marchiata Jacques Anquetil, il famoso corridore Francese che ritiratosi dalle corse aveva probabilmente aperto una azienda di produzione di biciclette. Ottenni come sconto il cavalletto, come sulla Gigia e entusiasta come non mai, tornai a casa con il mio nuovo mezzo di locomozione. Ma le novità non erano finite, con l' uscita dalla scuola elementare ebbi anche la possibilità di dire addio ai pantaloncini corti, una grande conquista sociale per me. Dall'altra parte una visita dal medico oculista di famiglia dottor Noventa significò dover mettere gli occhiali, cosa che non mi creò nessun tipo di problema . Con questo nuovo look affrontai energicamente la nuova estate, dove conquistate nuove libertà di movimento, cominciammo con i nostri amici a girare per il quartiere e soprattutto ad andare in perlustrazione della nuova Brescia Due, la nuova area di Brescia in costruzione proprio vicino al nostro quartiere. Per prima cosa avevano costruito delle strade principali, che al momento erano solo adibite a chi doveva recarsi nei cantieri per lavoro. Erano pertanto delle piste ciclabili stupende con possibilità di soste sotto gli alberi dei campi limitrofi (che di lì a pochi anni o meglio mesi, sarebbero diventati cantieri per la costruzioni di condomini). Trovammo anche una strada di campagna che collegava la zona di Lamarmora con la strada per un paese vicino che si chiamava Flero. La cosa simpatica era che si passava su un ponte che sormontava l'autostrada ed era piacevole cincischiarsi a guardare le auto che passavano. Cominciammo anche ad attrezzarci per fare dei pic nic - merenda. Dentro uno zainetto che attaccavo al poggiatesta della Cross mettevamo una borraccia di acqua fredda da frigo con aggiunta di tamarindo e i mitici Urrà Saiwa che regolarmente ci impiastricciavano tutte le mani. Accadde una volta che in uno di questì percorsi di campagna, presi con impeto un avvallamento, lo zaino fece da amplificatore del peso posteriore, la bici si impennò e caddi rovinosamente a terra. Nulla di grave, anche per la Cross in quanto caddi nell'erba. In una delle nuove vie aperte a Brescia Due, vennero una settimana l' Hurricane Hell Drivers Show con il loro spettacolo automobilistico e acrobatico di autoscontri. Dovrò aspettare di essermi sposato per poter vedere dal vivo uno di questi spettacoli. I miei non mi ci portarono perchè dicevano che non erano sicuri questi spettacoli, che un'automobile poteva esplodere ed era quindi pericoloso. In compenso noi andavamo ogni giorno a vedere i camion con il ragno che andavano a prelevare le auto distrutte la sera prima e le bisarche che portavano le nuove (si fa per dire) vittime della distruzione serale. La cosa che fa più specie nel vedere le foto dell'epoca è che senza nessun tipo di criterio sono state distrutte vetture che erano ancora belline ed alcuni esemplari che oggi sono delle vere rarità come il Fiat 1100 TV. Di queste carichi con ragno, rammento un giorno in cui una Fiat 1100 Special bianco avorio con il classico interno con le fodere in cuoio, sembrava si rifiutasse di farsi ragnare. L' uomo del ragno la agguantava e l'alzava. Tempo 2 minuti e 3 metri di altezza e l'auto con un fragoroso rumore sfuggiva al suo carnefice e si schiantava a terra. Fu una lunga agonia.... . Nel contempo avviai la mia attività commerciale... Dopo aver venduto giornalini di Topolino al 50% del prezzo di copertina, organizzato pesche con i nostri giocattoli che non usavamo più, pensai che bisognava trovare il modo di vendere la bicicletta Blue. Mi venne l'idea di organizzare una lotteria. Novanta numeri, 100 lire a numero e sarebbe stata abbinata al primo estratto della ruota di Milano dell'ultimo sabato di luglio. Cominciai quindi a battere cassa dai bambini del cortile, parenti, case dei vicini. Alcuni ci guardavano con diffidenza, altri con benevolenza. Da parte mia non vi era nessuna intenzione di gabbare nessuno. Sarebbe stato fatto tutto con la massima trasparenza. Andammo addirittura a trovare la nostra vecchia vicina di casa di via Zanelli la signora Mauroner che ben si ricordava di noi e in particolare di mio fratello che quando entrava da lei, a solo un anno di età, si dirigeva deciso verso la credenza della sala, dove la signora teneva i biscotti, esclamando con richiesta di esazione : “Bongo !?”. Anch'ella fu coinvolta nella nobile causa e versò il suo obolo di ben 300 lire (tre numeri). Si avvicinò la scadenza e su 90 numeri ne avevamo venduti 60. Quello che mi preoccupava, più che il mancato guadagno è che la lotteria non fosse valida se non si vendevano tutti i numeri. Rassicurato che la lotteria manteneva la sua validità e che i trenta numeri mancanti era come se li avessimo comprati noi, attendemmo l'estrazione. Il numero estratto fu il 77 che era uno dei numeri non abbinati all'esterno. Incamerate quindi le 6.000 lire, dovevo ancora trovare di collocare la bici. Un amico mi segnalò che nel quartiere di Lamarmora c'era un signore che si dilettava con le biciclette ed all'epoca fungeva da meccanico e si occupava anche di vendere e comprare biciclette. Andammo quindi presentati da questo nostro amico, anche per rassicurarlo che non gli stavamo portando una bicicletta rubata. Ci offrì 5.000 lire. Gliene chiesi 6.000. Chiudemmo a 5.500. In sintesi la bicicletta pagata 11.500 lire, dopo aver fatto il suo servizio, tra lotteria e vendita ci permetteva di chiudere in pareggio la partita. Questa fu la prima transazione commerciale di un mio mezzo di locomozione. Il 1972 verrà ricordato anche per l'inizio della obbligatorietà dell'assicurazione RCA che ammazzò il mercato dell'usato per alcune categorie di vetture, il cui prezzo era, nella maggior parte dei casi, inferiore o pari alla tariffa assicurativa. Così vetture come le Fiat 2300 ed altre di questa categoria venivano proposte , in ottime condizioni a 200.000 lire ma non trovavano acquirenti. Premesso che non sono superstizioso, il 1° ottobre 1972 entrai in prima media nella 17^ Scuola Media che diventerà poi Media Bettinzoli. Avevo scelto un bel zainetto a tracolla di colore sabbia che riportava il numero 17 (abbinato a qualche strada... ma non ricordo bene) e alla lettura delle presenze, siccome allora chiamavano prima le femmine poi i maschi, ero il n° 17 dell'elenco. In classe non trovai il compagno di banco Angiolino Panarotto con il quale avevo condiviso 5 anni di elementari, comunque vi erano altri volti noti ed altri che conoscevo di altre classi sempre delle Crispi. Ci accolse la professoressa di matematica simpatica ma severa. Ad un certo momento viene la bidella e chiama il sottoscritto e l'amico Mario Agnelli e ci invita a seguirla. Realizzo, che mia mamma mi aveva parlato che sarei stato nella sezione B ove anche la mamma di Angiolino aveva iscritto il mio amico. Invece ero nella C... Ci riceve il preside il quale ci dice che è al corrente del disguido e ci chiede cosa vorremmo fare. Il sottoscritto che in alcuni casi ha le domande o risposte più veloci del pensiero domandai : “ Ma i professori della C sono bravi ?” Il preside rimase tra lo sbalordito ed il trasecolato per la domanda e subito replicò : “Certamente !” A questo punto, pensando che nella classe vi era anche l'altra metà della mela, che comunque vi erano altri amici che conoscevo, che l'amico con il quale ero in presidenza era anch'egli un buon amico, guardai Mario e gli dissi : “Che dici restiamo nella C ?” E così fu e credetemi a distanza di tanti anni rifarei la stessa scelta. Se avessimo cambiato in quel momento, ci saremmo sentiti probabilmente dei traditori nei confronti di coloro che erano e sarebbero rimasti nella C e per quanto riguarda la B sulla quale nessuno dubitava sulla bravura degli insegnanti, avremmo magari potuto trovare di essere accolti come i raccomandati e ciò poteva non essere positivo.
Iniziava così un nuovo periodo carico di studio di impegno e di nuove emozioni.

CONTINUA ....

Carlo Carugati

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