Capitolo 4.2 - 1970 - 1979 Opel Kadett B 1.1 4p lusso : Il 1971

Il 1971 è un anno denso di avvenimenti, di viaggi, di novità.

Mancano solo due anni al 1973 , anno della crisi petrolifera che farà modificare, variare ed addirittura annullare progetti o lanci di autovetture. Ma agli inizi degli anni '70 quello che si respira è la voglia di nuovi modelli, di turismo in automobile, di investimenti nella edilizia sia abitativa che commerciale. Facciamo quindi un passo indietro per parlare di due vetture interessanti che vengono lanciate sul finire del 1970. La prima è la Opel Manta. Il lancio della Opel Manta è ufficialmente il 9 Settembre 1970, ma il lancio al pubblico avvenne in Ottobre. Mio padre ricevette l'invito con la pomposa formula “la SV è invitata al lancio della Manta – Nuovo stile Opel”, dalla Saigarage e naturalmente sabato pomeriggio ci recammo a vederla. La giornata era asciutta e mite per cui la presentazione si tenne all'aperto nell'area dove solitamente vi era una parte di esposizione delle vetture usate, nonché l'ingresso all'officina e magazzino. Vi erano esposte due Manta 1.6 S lusso. Una bronzo con l' interno nero ed una gold con l'interno chiaro. Tutt'attorno il resto della gamma dei coupè Opel, dalla Kadett coupè alla Olympia, dalla Rekord alla Commodore per finire con la GT 1900. Gli usati erano stati tutti raggruppati all'interno della officina ed erano stati scritti i prezzi sui parabrezza. La maggioranza erano Kadett e Rekord. Le Kadett andavano dalle 90.000 lire per una A del 1963 discreta alle 840.000 lire di una 5 porte Caravan 1100 in ottime condizioni del 1968. Per le Rekord si poteva avere con sole 250.000 lire una 1700 2p del 1965 in buone condizioni, per arrivare a 892.000 lire per una ottima coupè 1700 dell' ultima serie del 1967. Vi era anche un 1100 D bianco del 1963, non bello esteticamente quanto lo era il nostro, a 120.000 lire. Interessante anche una BMW 1800 (la BMW all'epoca era ancora poco conosciuta) del 1967 in ottime condizioni proposta a 590.000 lire. Il 28 Ottobre venne presentata la Ascona che arrivò sul mercato a Novembre con il solo motore 1.6 S. Alla presentazione in salone , vi era una sola vettura una 4 porte lusso di colore silver che fu a livello internazionale il colore di lancio per questo modello. Costruita sullo stesso pianale della Manta, manteneva le stesse dimensioni ma con un aspetto completamente diverso. Di dimensioni simili alla Kadett B sembrava la versione moderna di questa e credo, senza ombra di dubbio che se fosse stata presentata un anno prima sarebbe stata la nostra vettura ideale da famiglia. Il depliant poi che arrivò qualche mese più tardi, quando venne presentata la gamma completata con il motore 1200, più rispondente alle esigenze del grande pubblico, la Voyage (la versione station wagon 3 porte) e la versione sportiva SR, lasciava scorrere la mente pensando al suo utilizzo. Si, perchè allora i depliant ti facevano immedesimare con l'auto in viaggio verso mete turistiche, la tua nuova auto con la quale condividere momenti di libertà e di serenità familiare. Sicuramente erano più coinvolgenti di molti depliant attuali realizzati in studio fotografico, freddi e anonimi. Nacque così in quel momento la mia prima presa di coscienza. La mia autosarebbe stata una Opel Ascona 1.6 SR 4 porte di colore Bronzo con interno chiaro e tettuccio in vinile Nero.In aggiunta mi si aprì il primo embrione per l'auto “d'epoca” nel senso che pensai che visto che si poteva comprare un'automobile per meno di 100.000 lire, (la mia ultima bicicletta era costata 15.500 lire), sempre con spirito possibilista positivo, pensai che avrei potuto prendere come auto di tutti i giorni un bell'usato e tenere l'Ascona per i fine settinana e gli avvenimenti, viaggi importanti..... Sogni impossibili, progetti irrealizzabili, troppe illusioni ? Chissà chi lo sa (diceva Febo Conti). Sta di fatto che il progetto era partito e vedremo nel tempo cosa poi accadrà..... A sostegno del mio progetto uscì anche nel periodo di natale una fascicoletto intitolato “Selezione Auto d' Occasione 1970” nella provincia di Brescia, che mi confermò che con un budget di 100-150.000 lire si potevano trovare alcune soluzioni nell'usato della prima metà degli anni 60 : Fiat 600 (che si svalutava ormai, dopo la uscita di produzione), Fiat 1100 Special o D, Fiat 1300, Opel Kadett A, Nsu Prinz. Trovai anche la pubblicit à del nostro vicino di cortile dal quale avevo comprato la bicicletta “Gigia” che promuoveva la vendita delle 500 Francis Lombardi. In quarta, eravamo saliti all'ultimo piano della scuola dove saremmo rimasti per gli ultimi due anni di elementari. Le grandi finestre del corridoio davano una visuale su due cantieri che sembravano collegati, ma invece erano solo confinanti. Il primo a destra era in un antico parco secolare , dove l'amico e compagno di classe Angiolino che abitava poco più in là vicino alla ferrovia, diceva che vi erano dei cunicoli che ai tempi della guerra collegavano la villa (in stile liberty riportante ancora i segni dei bombardamenti, ma che aveva stoicamente retto alla guerra), con il castello sul colle Cidneo. Passata al comune ora parte del parco veniva rimosso per costruire un condominio a più scale e quasi come una pena da contrappasso da Divina Commedia, questa villa simbolo di nobiltà e lusso sarebbe diventata la sede dell'allora Partito Comunista. Nel cantiere a sinistra invece fremevano i lavori per quella che sicuramente non era una abitazione, si trattava di una attività commerciale ma della quale non avrei mai immaginato una così interessante attività. Vi lascio la curiosità che soddisfaremo completamente a lavori finiti e quindi parlando del 1972. Ad aprile nuova iniziativa della Opel e del Saigarage. oleggiato il palazzetto delle esposizioni dell' E.I.B , veniva esposta buona parte della gamma Opel 1971 e per sollecitare l'affluenza vi era da rispondere ad alcuni quesiti sulle vetture esposte e tra chi aveva risposto in maniera corretta, a livello nazionale sarebbe stata estratta una nuova fiammante Opel Manta. Come naturale non potevo mancare all'evento che fu interessante per le vetture esposte e la speranza nel concorso. Il 18 Aprile ci fu la cresima di mio cugino Alberto. Dopo aver gustato torta e vari pasticcini, decidemmo di scendere in cortile. Come avrete capito i cortili di allora presentavano molto spesso delle interessanti scoperte per bambini come noi. Anche quella volta non rimanemmo delusi. In fondo al cortile si accedeva ad un altro cortile che era più un deposito di una attività di ferramenta. Naturalmente come spesso capitava allora era tutto aperto e pertanto noi entrammo a curiosare. Quello che attrasse subito la mia attenzione fu sotto il portico un magnifico esemplare di Jaguar MK2 3.8 british racing green con l' interno in pelle connolly beige. La vettura era targata BS16 quindi poteva essere un 1965, ma facilmente poteva essere un modello 62-63 ritargato. La vettura manco a dirlo era aperta e non ci facemmo sfuggire questa opportunità di salire per la prima volta sulla berlina più sportiva degli anni 60. Il cruscotto era tutto rivestito in radica, tanti strumenti, tanti interruttori. L'aroma dell'interno che miscelava gli aromi della pelle con la moquette mi è rimasto in memoria negli anni. Era semplicemente bella con i suoi cerchi a raggi cromati, le cromature leggermente appannate, il doppio terminale di scarico che faceva intuire un piacevole sound. Comparve lo zio Luciano che ci richiamò all'ordine, contestandoci che non avremmo dovuto essere lì.... Ma certe cose se non le fai da bambino quando le potrai più fare ? A primavera inoltrata ripartirono i tour turistici di famiglia. Il primo fu per il ponte del primo maggio . Il gruppo era composto da noi con la Kadett, lo zio Luciano zia Franca e i nostri cugini con la 850 bianca e un collega di lavoro nonché amico dello zio Luciano, Valter con moglie e figli, con una Fiat 1100 D bianca del 1964. Meta Trieste. Purtroppo in questo ponte caddero anche le rivendicazioni dei gestori delle stazioni di rifornimento che si lamentavano che il prezzo del carburante cresceva, ma i loro contratti non erano ancora stati aggiornati, quindi vivemmo momenti di preoccupazione nella prospettiva di rimanere senza benzina. Per il resto fu una bella esperienza. Ci fu la possibilità di visitare una nave da guerra la “Jeanne d'Arc”, mentre non potemmo visitare il castello di Miramare in quanto all'epoca per il primo maggio (festa dei lavoratori) i primi a far festa erano i dipendenti dei musei (mentalità sul turismo come bene primario dell'Italia uguale .. zero). Ad Aquileia lo zio Luciano mi chiese se volevo prendere un cappuccino. “Cos'è?” Chiesi :” E' come un caffelatte, ma con più caffè e con un po' di schiuma sopra.” La risposta fu per me soddisfacente e così provai per la prima volta il cappuccino. A distanza di anni, ogni volta che prendo un buon cappuccino ricordo sempre lo zio Luciano e Aquileia. Per il ponte di Pentecoste invece (20-21-22 maggio) si pensò di andare in Toscana prendendo come base di appoggio Prato . In questa maniera potevamo incontrare e stare insieme qualche giorno con lo zio Cosma , (fratello di mio papà) dei padri Sacramentini ed allora parroco della chiesa di San Agostino. Il gruppo questa volta era costituito da noi con la Kadett e lo zio Angelo e zia Clelia con la 128 verde bottiglia. Il primo giorno fu dedicato a Firenze, arrivando verso sera a Prato per prendere le camere all'Hotel Stella d'Italia. Allora l'Hotel aveva anche il suo ristorante e tutte le due sere in compagnia pranzammo lì. Il giorno seguente io e Raffaele andammo sul 128 dello zio Angelo e lasciammo quindi posto sulla Kadett per lo zio Cosma. Meta non poteva essere altrimenti che Pisa. Che emozione questa torre pendente sulla quale allora si poteva ancora salire alla campana, prima della chiusura per lungo periodo per il restauro. Da lì andammo a mangiare a Viareggio per una scorpacciata di pesce e dove i miei genitori ci fecero vedere l'Hotel Continentale dove avevano trascorso la prima notte di nozze. Nel pomeriggio, visita a Torre del Lago alla casa di Giacomo Puccini ove non si sentiva più nell'aria l'aroma del suo sigaro, ma l'atmosfera mi faceva sentire il coro a bocca chiusa della “Madama Butterfly”. Fuori dalla villa vi era una nuova Chrysler 180 blue metallizzato che devo dire sinceramente non mi dispiaceva, tanto che poco dopo la comprai dello stesso colore in scala 1/43 prodotta dalla Dinky Toys. La sera ancora a cena in Hotel a Prato . Alla fine della cena vedo che arriva mio padre e dice allo zio Cosma con tono di rimprovero: “Cosma non si fa così!”. Lo zio Cosma con il suo consueto sorriso disarmante sapeva a cosa faceva riferimento mio papà e disse : “Va bene cosi!” Seppi poi che in pratica il tema dello scambio di battute era perche' lo zio Cosma aveva già pagato tutto pernottamento e cene dei due giorni. Un regalo importante... L' indomani dopo colazione andammo a salutare lo zio Cosma e partimmo ancora per Firenze per visitare la casa di Dante, poi con calma prendemmo la strada del ritorno. A Giugno invece gita di un giorno a Grazzano Visconti in provincia di Piacenza un borgo medievale restaurato e diventato una meta turistica. Il gruppo questa volta oltre allo zio Angelo e zia Clelia, comprese anche lo zio Claudio, zia Anna e mio cugino Achille che vennero però in macchina con lo zio Angelo in quanto il Fiat 1300 era dal meccanico per la sostituzione del motore. Il meccanico infatti aveva trovato un motore 1500 in buone condizioni ed aveva proposto il trapianto. Prima di arrivare, sosta a Piacenza ove era giornata di mercato e nella piazza principale oltre alle bancarelle alcuni concessionari della zona esponevano alcune automobili, tra le quali una Jaguar XJ6 4,2 british racing green ed una Opel Ascona 1.6 S lusso naturalmente silver. Pranzo a pic nic e dopo pranzo mentre i grandi conversavano, io estrassi dalla Kadett il mio flacone di Vetril, relativo panno e mi misi e lucidare le cromature della Kadett. Pazzia, follia, predisposizione alla cura maniacale per l'auto?... Non so, forse il fatto che le cromature della Kadett davano soddisfazione e reagivano bene al trattamento con il Vetril, che usavo abitualmente per pulirmi la bicicletta, per pulire i modellini, forse la presa di coscienza inconscia che un'automobile ben tenuta durava di più e nonostante l'età poteva sempre fare bella figura, forse le prime prove per poter essere indipendente un domani nella tenuta dell'auto, ove possibile, tutto questo mi porta a dire che era un “gioco propedeutico” ad una gestione da grande della mia auto... La settimana seguente passa a trovarci lo zio Franco con la sua fidanzata Francesca. Mi dice : “Ti piace il pesce ?” “Certo!” rispondo.: “Bene” dice “Vieni con noi domani pomeriggio che andiamo a pescare !”. Ci recammo quindi noi tre con la nota 500 F acquamarina BS221561 a Lovere sulla sponda bergamasca del lago d' Iseo e ci fermammo in una postazione tranquilla poco distante da un cementificio. Si, oggi penso che nessuno animato di buon senso si fidi di andare a pescare lì, ma quasi 40 anni fa, e visto che siamo ancora tutti vivi si vede che si poteva. Dopo aver organizzato la postazione, Francesca propose di andare a prendere dei panini e se l'accompagnavo. Per strada mi chiese se mi piaceva la “bologna”: “Cos'è dissi”.:”La mortadella !.” Rispose. Per me stava parlando arabo non avevo minimamente idea di cosa mi stesse proponendo. Poi mi spiegò che era un salume e che lì vi era un posto dove andavano i camionisti a rifornirsi dove vi erano ottimi salumi e pane adeguato. Così imparai cosa e quanto fosse buona la “bologna” o mortadella come si chiama. Mentre per la pesca, devo essere sincero, mi piace mangiare il pesce, mi sta bene stare in tranquillità a fare compagnia, ma mettere quel vermetto che si dimena sull'amo non fa parte delle mie priorità. Per le vacanze estive quest'anno esperimento nuovo. Anziché le classiche due settimane a Torre Pellice, una sola a Torre Pellice ed una al mare a Vallecrosia in provincia di Imperia. Era per me e Raffaele la prima esperienza di vacanza al mare. Non avevo ancora idea di cosa significasse l'acqua salata del mare. Luogo prescelto la Foresteria di Vallecrosia analoga residenza estiva della Foresteria di Torre Pellice, purtroppo con un'altra gestione... Il luogo era interessante. Molto spazio con campo da calcio, da tennis, campo bocce , ping pong. Vi erano molti stranieri in particolar modo tedeschi con le relative Volkswagen: 1500 berlina, coupè e variant, ed anche le 411 e 412, per chiudere con la nuova K70 uscita l'anno prima. Vi era anche un gruppo di francesi con un ragazzo che sembrava la controfigura di Giorgio Gaber. Tutto il giorno giocava con le pallile Clak Clak, gioco tormentone di quella estate. Per chi non c'era o non lo ricorda le palline Clak Clak prendevano il nome dal rumore che facevano sbattendo l' una contro l'altra effettuando un movimento di 180° in su e in giù collegate tramite un filo. Si trattava di trovare il coordinamento per questo su e giù che produceva il clak clak. Il problema è che se sbagliavi il clak clak diventava un ohi ohi sui polsi. Il nostro amico per tanti giorni fece clak clak poi un giorno sentimmo un ahia ! . Da quel giorno basta clak clak !. A Vallecrosia non vi era la sabbia, solo ghiaia e scogli. Per la ghiaia avevamo i nostri mitici sandalini in gomma già ampiamente collaudati al lago, ma le scivolate sugli scogli con relative sbucciature non erano mai state collaudate. Come la sensazione del sale sulla pelle era una esperienza nuova. Una sera mi rifiutai di fare la doccia (capricci di bambini). Quella notte mi ritrovai con le formiche nel letto con enorme spavento. Ma quello che più ci angustiò furono i pranzi. La gestione, probabilmente attratta dalle nuove “teorie” nate nel 1968, prevedeva il piatto unico, ma non nel senso che si mangiava solo il primo od il secondo, ma bensì che vi era un piatto unico ove si mangiava primo, secondo e frutta. L'acqua del rubinetto era servita in brocche in moplen che si spera fossero pulite sebbene l'aspetto non era dei più rassicuranti. Ma il massimo fu la domenica sera, quando trovammo per cena tea, pomodori ripieni e un piatto di uova sode con la scritta “mezzo uovo a testa”.... Per il resto, belle escursioni a San Remo, ai Balzi Rossi, in Francia: Nizza, Monte-Carlo. A Nizza mio padre voleva acquistare un giornale, mancavano una decina di centesimi, saranno state 20 lire, mio padre ne offrì 100, il francese rifiutò. Questa la considerazione che aveva allora la nostra moneta.... Interessanti anche alcuni saloni di commercianti di usato che proponevano vetture come una bella Fiat Dino coupè di colore ocra. A Torre Pellice si consolidarono invece alcune amicizie familiari che ci avrebbero accompagnato per tanti anni. I coniugi Molinari Italo e Anselmina, venivano da Genova Pegli. Italo, sempre con la camicia, (con le maniche corte), fuori dai pantaloni, suonava il flauto traverso ed era un estimatore di Severino Gazzelloni. La signora Anselmina donna molto fine, sembrava la controfigura della attrice che interpreta la madre nello sceneggiato “Uccelli di rovo”. Loro amici a Torre Pellice i coniugi Rampa, Elio e Irma. Elio professore di violino insegnava musica nelle scuole e da anni stava chiedendo il trasferimento per poter avvicinarsi a Torre Pellice. Cosa che accadde in quegli anni. Irma era la direttrice ostetrica dell' Ospedale di Torre Pellice. Si poteva dire che aveva visto nascere tutta la valle negli ultimi 10 anni. Cosa legava Italo Molinari ed Elio Rampa oltre le origini liguri ? Il legame aveva vecchia data si parla degli anni 50 dopo la fine della guerra, quando la vita cercava di riprendere il suo corso normale. A Genova la Nave da Crocera Cristoforo Colombo organizzava viaggi in lungo ed in largo per il mondo e Italo ed Elio suovavano nella orchestra della Cristoforo Colombo. Ecco quindi che una amicizia di vecchia data nata in ambiente di lavoro che si era rinsaldata negli anni tanto da far si che i coniugi Molinari venivano a Torre Pellice per trascorrere un periodo con gli amici che lì si erano trasferiti. Italo non aveva la patente, Elio ed Irma si. Avevano una Fiat 1100 D bianco ancora con le targhe Genova, qualche fioritura di ruggine, portapacchi sul tetto. La usava Irma per andare in ospedale. Ma ora che Elio aveva ricevuto l'avvicinamento avrebbe avuto bisogno anche lui di un auto per andare nel paese ad insegnare. L'occasione giunse da una vedova che voleva cedere la 500 D avorio del 1964 del povero marito . Era la classica 500 , completa con le solite profilature di ruggine , coprivolante di colore cuoio e copri foderine in fintapelle sempre cuoio. L' auto andava bene, solo che diceva la signora Rampa sembrava che si lamentasse come se cercasse di chiamare ancora il suo vecchio padrone. Quell'anno arrivarono anche la figlia dei Molinari, con il marito e un bambino di nome Riccardo che diventò nostro compagno di giochi. Avevano una 1100 R grigio topo, un 'auto vissuta prossima al pensionamento per usura. Nelle gite che facemmo anche il 1100 D accusò i suoi limiti con vistose fumate bianche e cali di potenza specie nelle salite. Cosa che invece non mancò fu l'allegria la serenità e delle favolose merende con pane e salame nostrano che ritempravano delle camminate che si facevano. Due settimane così passarono velocissimamente, come veloci furono le vacanze dalla scuola di quell' anno. L' ultimo avvenimento prima della ripresa fu il 4 settembre quando lo zio Franco e la zia Francesca convolarono a nozze. Auto degli sposi una Alfa Romeo 1750 Blue scura con l' interno grigio chiaro del fratello del suo amico Antonio Ferrari proprietari dell' omonimo supermercato che allora era aperto in via Corsica. Per la cronaca, questa bella 1750 sarà rubata 6 mesi più tardi e sarà sostituita da una nuova 2000 di colore grigio indaco. Il pranzo di nozze si tenne al Motel Industria detto anche Motel Agip in quanto nell' area vi era allora, una stazione di servizio Agip. Dopo antipasti e primi, noi bambini prendemmo il largo in attesa di arrivare al dolce e portai il gruppo a visitare la vicina officina di autoriparazione Fiat che stava giusto a fianco del Motel e come più volte detto, allora non vi erano recinzioni che ne limitassero l'accesso, perlomeno al cortile. Il mio interesse venne attratto da un Fiat 1100 bauletto dello stesso colore grigio chiaro di quello che aveva avuto il papà, che era diventato il contenitore delle lattine d'olio dell'officina. Dietro vi era parcheggiata una Fiat 1500 familiare grigio scuro, che era tutta alta davanti. La ragione stava nel fatto che era senza motore. Forse era quello il motore che il meccanico aveva trovato e messo sul 1300 dello zio Claudio ? Chissa!. Davanti invece a lato del portone di ingresso vi era una Fiat 1300 berlina, avorio con interno rivestito con le classiche foderine in fintapelle color cuoio. La vettura era la classica che rientrava nella mia valutazione di 120.000 lire di inizio d'anno. Vettura integra, che abbisognava di una sana pulizia e lucidatura, ma che se funzionava sarebbe stata una vettura che rispondeva ai requisiti in precedenza esposti. La vettura era aperta e giocammo ai taxisti, poi ci chiamarono per la torta e si concluse la giornata ed i ricordi di quelle vacanze estive. Il 1° Ottobre 1971 entrai in 5^ elementare e dalla finestra del corridio scoprì cosa era quella costruzione che avevo visto crescere...
Ne parleremo nella prossima puntata...

CONTINUA ....

Carlo Carugati

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