Capitolo 3.1 - 1963 - 1970 : Fiat 1100 D 1° parte

Il 23 Aprile 1963 nasceva mio fratello . Venne chiamato Raffaele come il mio nonno materno venuto a mancare a causa di un incidente stradale nel 1956. A Maggio mio padre comprò per la seconda volta Quattroruote. Non era un numero per lui molto interessante: prove della Triumph Herald,Simca 1000, Aston Martin DB 4 GT Vantage. Arrivò dunque alla pagina 236 dal titolo coinvolgente: " Fate bene i vostri conti: Quanto costa possedere e usare l’automobile ?" In questa pagina venivano esaminati i costi di esercizio chilometrici per le principali vetture italiane in produzione. In questa analisi che teneva conto della percorrenza da uno a tre anni e diviso per spese fisse,variabili e totali, il confronto cadde tra la Fiat 1100 e la Giulietta (i dati erano riferiti alla berlina, ma il papà li guardava per ragionare sulla Sprint). Il Fiat 1100 D per tre anni e 60.000 Km presentava un costo totale al chilometro di 36,85 lire (era in pratica sceso rispetto al 1959, effetto del boom economico!), la Alfa Romeo Giulietta presentava un costo di 42,55 lire al chilometro (circa quello che costava per il 1100 nel 1959). Nella pagina a fianco chiamata "Il Mercato dell’ Automobile" il commento iniziava delineando come l’ automobile, divenuta ormai un indispensabile strumento di lavoro, avvertiva sempre meno l’alternarsi delle stagioni. Inoltre nonostante fosse anche nella primavera del 1963 un momento politico preelettorale, ciò non influenzava come in altri momenti (come oggi ad esempio) il mercato dell’ auto che risultava vivace anche nel comparto usato. Il particolare che spinse mio padre ad agire fu la seguente frase: "Si inizia il periodo in cui i termini di consegna si allungano per quasi tutti i modelli in produzione, mentre ad alcuni di essi, se prenotati ora, si dovrà rinunciare per tutta l’estate e forse anche per le prime settimane di autunno". Bisognava agire se non si voleva trovarsi a piedi. Ma finiamo la lettura dei dati: Il costo dei carburanti presentava il seguente listino:

- Benzina normale 96 lire al litro (costava 125 lire al litro nel 1959)!!!!!
- Benzina super 106 lire al litro (costava 135 lire al litro nel 1959)!!!!!

Arrivò quindi al listino delle vetture. Con il cuore andò subito a cercare la sua Giulietta Sprint scoprendo così che era uscita di produzione lasciando il posto alla Giulia Sprint con motore 1600 che altro non era se non la carrozzeria della Giulietta Sprint ma con meccanica della nuova Giulia 1600 TI. Costo 1.905.555 lire . Termini di consegna 20 giorni. Voltò pagina e con la ragione guardò il listino della Fiat 1100 dove era a listino un modello unico di berlina che era la nuova 1100 D presentata nell’ autunno 1962. Costo 1.002.680, 10.000 lire in meno di quello che costava la 1100 103 D del 1959, tempi di consegna 30 giorni. (capite quale volano commerciale e di ottimismo che portavano queste riduzioni dei prezzi ? NDR) Realizzò che sarebbe stata una bella soddisfazione poter avere la prima auto nuova tutta sua. Per finire guardò quanto avrebbe potuto realizzare della 1100 103 , anche perché allora la parola sconto era quasi impronunciabile e quando vi era l’ usato si parlava di "rifatta" ossia valore di differenza tra listini del nuovo e valutazione dello usato .La quotazione variava tra i 180.000 lire alle 220.000 lire. Per la verità diede anche una occhiata a cosa poteva valere una Giulietta 1300 Sprint, magari del 1960, ma 870.000 lire erano una bella cifra, piu’ i problemi di bagagliaio e due bambini… Niente, bisognava approfondire il discorso 1100 D. Chiamò quindi lo zio Attilio, ed io insieme a loro( mia mamma restò a casa con Raffaele), andammo alla Concessionaria Fiat Bono & Pastore , concessionaria nata negli anni 50 al lancio della Fiat 600 e che aveva la sede in Via Somalia una traversa di via Fratelli Ugoni a Brescia. Di questo edificio parleremo più avanti in un’ altra puntata anche perché questa volta andammo nella loro piccola esposizione di due vetrine che si affacciava sulla via Fratelli Ugoni e che restava a fianco del capannone (perche’ questo era) che definiva la allora Concessionaria Simca Autobrescia . Tra gli aneddoti che si narrano negli ambienti delle Concessionarie si dice che il Bar vicino alle concessionarie di allora era il bar degli affari, così chiamato perché i commercianti dell’ usato tra un caffè ed un campari acquisivano al volo le migliori vetture usate che entravano o che dovevano entrare , ancora prima che venissero proposte ai privati. Nella piccola esposizione della Bono & Pastore nella quale entrammo vi erano solo due vetture : una Fiat 600 D avorio e una 1100 D di colore rosso rubino con interno beige in panno. Premesso che si avvicinava per la prima volta con attenzione al 1100 D, il fatto che questa vettura fosse rossa , come nei suoi sogni sarebbe dovuta essere la Giulietta Sprint, fu sicuramente rassicurante ed entusiasmante allo stesso tempo. Particolare attenzione fu dedicata alla verifica del vano bagagli dove la nuova posizione della ruota di scorta fece scaturire affermazioni contrastanti. Da un lato si creava un baule piu’ spazioso, capiente e comodo per caricare le scatole di medicinali o i nostri bagagli. Dall’ altro in caso di foratura la presenza della ruota di scorta sotto il tappeto del pianale avrebbe comportato di dover scaricare tutto il carico portato nel baule. Ottima rispetto al 103 l’ accesso all’ interno, bella la visibilità con muso anteriore e pinne posteriori che identificavano esattamente gli ingombri della vettura . Si era proprio la vettura giusta . La trattativa come sempre accade in famiglia, dove, quando si decide, le cose devono essere pronte da ieri, fu molto veloce. Il nostro 1100 103 che con i suoi 7 anni e 135.000 Km, lavato, si presentava ancora molto bene, venne valutato 170.000 lire . Con un intervento di mio zio che conosceva il venditore spuntarono 180.000 lire. A questo punto il venditore mentre cominciava a compilare il contratto , uscì con questa affermazione: "Dunque per giugno ne avrei in arrivo una grigio scura.. Gliela abbino ?". Mio padre quasi esterrefatto che il venditore non avesse capito le sue intenzioni disse: "No, No io voglio quella lì rossa!!" Purtroppo la 1100 rossa in salone era già riservata ad una Signora che l’aveva ordinata tempo addietro. Dobbiamo dire per la storia, che negli anni 60 e fino agli inizi degli anni 70 vi era la consuetudine di far scegliere ai clienti tre tinte in ordine di preferenza e poi veniva abbinata ai clienti la prima vettura libera che arrivava o che veniva trovata in rete. Però come nel caso della Signora o di mio padre vi erano clienti che non avendo la necessità immediata o avendo specifiche esigenze di colore o accessori aspettavano la vettura anche oltre i normali tempi di consegna. Visto appunto, che mio padre non era ancora a piedi e che per fortuna si era mosso per tempo ordinò la vettura come quella in vetrina. Tutto sommato i tempi di consegna non furono poi molto lunghi. La vettura arrivò a fine giugno telaio 1119472. Venne targata il 4 luglio con la targa provvisoria in cartone B2 60054 e targa definitiva BS126057 . Per terminare la storia del 1100 grigio negli anni ’90 ho fatto la ricerca della vettura. Ricerca che fu difficile, in quanto la vettura aveva cambiato targa. Si, nell’ agosto 1963 prese le targhe GE 20…. Avendo cambiato provincia sono convinto che fu la classica vendita al "bar degli affari". Purtroppo negli anni 90 l’ ultimo proprietario era già passato a miglior vita. Parlai con la figlia che doveva essere una mia coetanea. Si ricordava vagamente della vettura e naturalmente non sapeva dove l’avevano abbandonata al suo destino per essere poi radiata d’ ufficio con la legge del 1983.  Successivamente mio padre fece rimontare sul 1100 D i fendinebbia notek tolti dal 103 e fece montare le trombe Stebel con il compressore ed il servocomando al volante che permetteva di avere le trombe sull’ anello cromato e conservare per la città la funzione del clacson sul pulsante centrale. Anche il canguro con marsupio e cangurino fecero la comparsa sul lunotto posteriore del 1100 D. Per proteggere i sedili beige, soprattutto da noi piccoli bambini, vennero messe come era uso all’ epoca due copertine azzurre omaggio dell’ A.C.I. e che per anni fecero il loro servizio anche nei Pic Nic. Nel 1964. Mio fratello aveva un anno ed ormai il vecchio appartamento di via Zanelli cominciava ad essere stretto. Un letto matrimoniale e due lettini nella stessa stanza, cominciavano ad essere in prospettiva un problema. Per il resto era un bell’appartamento. Un corridoio dove potevo giocare con le mie macchinine , cominciavo ad averne una decina, vi era lo spazio per il box per mio fratello che guardava quello che facevo e poi quando era stanco si addormentava in esso, un tinello ove vi era anche il frigo, quei frigo tondi bianco panna, un cucinino che era una specie di corridoietto con delle vetrate alte tipo officine, un bel salotto con balcone ove vi era il pianoforte a coda Anelli di mio papà, la libreria aperta, un divano e due poltrone blue’ in lanetta che poggiava su delle sottili gambe di metallo dorate e dove quindi potevo nascondermi sotto, un tavolino di marmo avorio che poggiava su una struttura di metallo nero e il televisore, in bianco e nero naturalmente, a valvole, che impiegava 5 minuti per accendersi e che si usava solo la sera. Poi la camera di cui abbiamo detto con mobile , cassettone e letto di mogano. Infine il bagno con le classiche piastrelle azzurre, la sua bella vasca ed una finestra piccolina. Fortunatamente l’ edilizia nelle limitrofe periferie, a 2 Km dalla stazione centrale, oggi ormai centro della citta’, erano in fermento, e proprio nel quartiere dove risiedeva la mia nonna materna, avevano in fase di ultimazione un condominio di 4 piani con due colonne di appartamenti, ascensore, tunnel di cantine a piano cortile, e possibilita’ di garage. Memori della residenza attuale i miei optarono per un 4 locali con un lungo corridoio che lo attraversava,all’ultimo piano, con finestre a nord ed a sud, con una bella visuale, per noi bambini che ora Vi descrivo. A nord oltre alla vista dei monti della Val Trompia, il Monte Guglielmo, la collina bresciana chiamata Monte Maddalena, vi era la vista del Colle Cidneo, con il suo bel Castello in cima. Inoltre di sera l’alto faro del Cimitero, emetteva la sua luce perpetua, e piu’ in là si vedeva il Totem della Om (fabbrica di Camioncini) ora Iveco. Questo lo sfondo. Piu’ vicino a noi sulla sinistra la Chiesa di San Giovanni Bosco, con il suo campo di calcio, e di fianco un punto di riferimento per i nostri occhietti di bimbi la "Delta Besenzoni". La Delta Besenzoni, che non ha nulla a che vedere con la Lancia Delta, era una ditta che si occupava di trasporti per molte realtà dell’ attività bresciana. Una di queste era il trasporto di parti o mezzi completi della Om. In un capannone centrale, ogni sera rientravano circa una trentina di camion rossi con tanto di rimorchio, che venivano a girarsi proprio sotto i nostri occhi, pronti per ripartire al mattino per le consegne, di telai, cabine,alberi di trasmissione, casse di ricambi, ed alcune volte anche bisarche di vetture Fiat. In piu’ Vi erano attrezzature e rimorchi per trasporti eccezionali, come determinate condotte prodotte dalla ATB (Azienda Tubificio Bresciano), azienda che allora produceva condotte, e che era apprezzata in tutto il mondo. In ultimo sempre dal lato nord, praticamente sotto casa, Vi era una cascina, con la sua attività di coltivazione, quindi trattori che aravano, isomma, altri elementi curiosi da osservare. Il lato sud non era da meno interessante. Il balcone che collegava la cucina con il tinello, permetteva di osservare, l’attività di un distributore di carburante, allora con il marchio BP. Potete immaginare la curiosità, quando arrivava il camion che trasportava il carburante. Alla sua destra una antica Villa in decadenza, con una vasta area di terreno coltivata,ci dava una vista libera di 200 metri al successivo condominio. Per il trasloco il 1100 dovette trottare per trasportare tutti i libri tra le due case. Mio Zio Gianfranco ,fratello di mia madre, 19 anni allora, si offrì di fare da autista e mentre mio padre si occupava di preparare il carico, lo Zio andava a portare con il 1100 i libri alla casa nuova. Così per una giornata intera. Dopo questo trattamento papà dovette cambiare gli ammortizzatori originali del 1100. Il 1966 porta con sé alcuni ricordi personali e per la storia del 1100. Il nostro 1100 D del 1963 era un prima serie. Come anche riportato nel libro della Gorgio Nada "Fiat 1100" le prime serie furono colpite da alcuni problemi di lubrificazione che riducevano la durata dei motori. Non fece eccezione il nostro 1100 che a 63.000 Km richiese un rifacimento del motore. Il vecchio Faletti il meccanico che seguiva mio papà e che era un esperto di questi motori in quanto aveva anche in gestione tutti i furgoni (che erano dei derivati delle 1100 103 ed alcuni Ardea) della Vitasol (una azienda che produce mangimi per animali), per venire incontro alle esigenze di mio padre che non poteva restare fermo con il lavoro, tolse il motore del 1100 D per rifarlo e nel frattempo gli montò un motore usato di un vecchio 103 D che era stato tamponato e quindi demolito. Nel rifarlo abbassò la testata e comparve al posto del filtro dell’ aria originale un filtro sportivo azzurro Fispa. Quando rimontò il motore nuovo venne anche sostituita la marmitta del 1100 ed il terminale divenne di maggiori dimensioni e cromato. Nel 1966 ho anche il mio primo contatto "sotto i ferri" per togliere le tonsille. Il fatto passa alla storia come l’ unica occasione della mia vita nella quale rifiutai un gelato. Ma il 1966 passa alla storia anche per un evento che segnerà la mia vita. Dal 3 al 13 Novembre 1966 si apriva il 48° salone dell’ automobile di Torino. Mio Zio Attilio si offre di portarci con il nostro 1100 per visitare il salone, il 4 novembre che era festa nazionale. Considerando l’esperienza di mio Zio come autista, il 1100 con il motore nuovo, la proposta viene accettata (in particolare dallo scrivente) con entusiasmo. Così alle 5.00 di mattina mio papà, io , lo zio Attilio e mia cugina Fabrizia partiamo alla volta di Torino con il nostro 1100 D. Il salone del 1966 venne definito da qualcuno "Il salone delle Granturismo" dato che molte vetture di questo genere debuttarono sul palcoscenico nazionale. Resta il fatto che il fascino del palazzo delle esposizioni di Corso Massimo d’Azeglio in prossimità del parco del Valentino ebbe un effetto particolare. All’ ingresso erano esposte le 5 Fiat 124 della "Operazione Full d’ Assi" organizzata da Quattroruote. Una severissima prova di resistenza di 40.000 Km che era appena terminata. Le vetture erano esposte sporche così come erano rimaste terminata la prova. Per darvi l’ idea di quello che vi era esposto di nuovo per Torino esposizioni devo dividervele tra Italiane e straniere e dall’ elenco mi direte voi se non era un salone da sballo:

Italiane :

Abarth: 1000 SP,1600, OT 2000

Alfa Romeo: 1300 ti,GT veloce,Duetto (detto osso di seppia),GT 1300 Junior

Bizzarrini: Spider 5300

Ferrari: 275 GTB/4,330GTS,330 GTC,

Fiat: 1100 R berlina e familiare,124 berlina, familiare , spider

Giannini: Montecarlo,4C/700,

Innocenti: I 4S,IM 3 S, Mini Cooper

Lamborghini: 400 GT 2+2,Miura,

Lancia: Fulvia Coupè HF

Maserati: Mistral 4000, Messico 4700 GT

Moretti: 850/1000 SS Sportiva

Straniere :

Aston Martin DBS

BMW 1600,2000 Tilux

Citroen ID 19

Daf 44

Daimler Sovereign

Ford, 12M, Cortina

Jaguar E 2+2 , 420

Opel Kadett Rallye, Rekord C

Peugeot 204

Porsche 911 S

Rover 2000 TC

Simca 1301

Vauxhall Viva

Volkswagen 1500


In fondo a destra si scendeva tramite una scala al settore dei carrozzieri ove vidi per la prima volta vetture che erano già state presentate ma che non avevo mai fino ad allora avuto modo di vedere da vicino come la Siata Spring 850 di colore giallo, La 500 Vignale Gamine rossa. Novità che era appena stata presentata al salone di Parigi la OSI Giulia 1600. Molti carrozzieri si sbizzarrirono su variazioni del tema 124 come Scionieri, Touring, Vignale e Lombardi. Mia cugina ed io facemmo incetta di depliant e cartoline . Un po’ di questo materiale è rimasto a ricordo di questa memorabile giornata.

Il 1967 e’ un’anno anch’esso importante che merita uno spazio tutto a sè visto che entrerà a far parte della famiglia un’altra vettura ma ne parleremo nella prossima puntata.

CONTINUA  …….  

Fine della terza Puntata

Carlo Carugati

AREA RISERVATA AI SOCI

Chi è online

Abbiamo 79 visitatori e 0 soci online